Carlo Salvemini - Insieme per una Città Pubblica - Con Carlo Salvemini

13-04-2013

Processo BOC: il commento che manca alla sentenza

"Alla luce delle condotte descitte per ciascuno degli imputati, evidente è la legitimmazione dell'Ente territoriale all'esercizio dell'azione civile in sede penale, in quanto dai comportamenti costituenti reato sono derivati all'Amministrazione Comunale, oltre i danni patrimoniali rappresentati dalle somme indebitamente erogate, anche rilevanti danni morali (...)
In forza della condotta tenuta dagli imputati, la Giunta Comunale dell'epoca fu indotta in errore circa l'approvazione della Deliberazione con cui fu emanato il Regolamento per la ripartizione degli incentivi per la progettazione di interventi di finanza innovativa anche in virtù della flasa dichiarazione resa dal Dirigente. 
La palese illegittimità di tali provvedimenti discende dall'assenza di qualunque giustificazione normativa all'adozione degli stessi (...)
Voglia l'on. Tribunale affermare la penale responsabilità degli imputati e per i reati loro rispettivamente ascritti e condannarli alla pena di giustizia.
Voglia altresì condannare gli imputati, in solido tra loro, al risarcimento del danno arrecato alla parte civile del Comune di Lecce e che in questa sede si determina nella somma complessiva di € 1.439.073. di cui 1.109.073 per danno patrimoniale (erogazione di incentivi non dovuti e oneri contributivi e fiscali indebitamente assolti dal Comune); e € 330.000 per danno morale ovvero nella diversa somma che si riterrà di giustizia".

Queste sono state le parole con le quali il Comune di Lecce ha rappresentato le proprie motivazioni nel processo BOC mediante la costituzione di parte civile.
S'è affiancato alla pubblica accusa per chiedere che gli imputati venissero riconosciuti penalmente responsabili dei rati ascritti e qundi condannati; ha chiesto e ottenuto il risarcimento del danno patrimoniale arrecato e ristoro di quello morale; ha ribadito la palese illeggitimità dei provvedimenti assunti sottolineando la falsa dichiarazione resa dal dirigente.
La sentenza ha accolto in parte le richieste dell'Amministrazione scontando di 349.000 euro la somma chiesta agli imputati.
Eppure all'indomani della stessa i commenti dei componenti della maggioranza non sono improntati alla soddisfazione per il riconoscimento del danno subito dalla collettività;  ma al rammarico per una sentenza "che è stata una sorpresa", alla incondizionata fiducia "nella buona fede del dirigente condannato", al risalto delle "doti professional e al senso istituzionale" dello stesso. 
Tutti immemori, tra l'altro, che sul provvedimento s'era già espressa con parole severissime la Corte dei Conti di Bari: "una decisione scellerata compiuta in dispregio delle legge e delle regole di buona amministrazione, con evidente danno per le finanze comunali".
Un clamoroso strabismo: da una parte si considerano gli imputati colpevoli di reati pesanti; dall'altro se ne tessono lodi e virtù.
Delle due l'una: o a Palazzo Carafa ignorano quale è stata la posizione tenuta nel processo dal Comune di Lecce per difendere l'interesse pubblico; o queste dichiarazioni lasciano intendere che la costituzione parte civile è stato approvata dalla Giunta Perrone come atto dovuto e non fortemente voluto.
Non si spiega altrimenti perchè ad oggi nessuno degli amministratori in carica di fronte alla sentenza di condanna che risarcisce la Città del danno subito abbia pronunciato una frase totalmente coerente con la propria posizione processuale: Giustizia è fatta.

10-04-2013

Processo BOC: l'abbaglio di una stagione di governo

Non esulto per la condanna degli imputati nel processo BOC, pesantissima.
Che riconosce gli stessi colpevoli di reati ulteriori rispetto a quelli richiesti dal PM: il peculato (ossia l'appropriazione di pubblico denaro)  oltre il falso e l'abuso; l'interdizione di pubblici uffici; la restituzione di un milione di euro al Comune. Vale la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio, certo.
Ma alcune conclusioni si possono già trarre se si considera che la stessa Amministrazione Comunale s'è costituita parte civile.
Dopo sei anni (era il 27 gennaio 2007) da quella conferenza stampa con la quale rendemmo pubblico il vergognoso incentivo legato all'emissione del BOC, non posso che constatare come un'operazione cosi spudorata potesse maturare solo all'interno di un contesto "viziato": caratterizzato da senso dell'impunità, spregiudicatezza politico amministrativa, insofferenza alla regole, delirio di onnipotenza. Nel quale vennero concepite, approvate, realizzate tutte quelle operazioni che hanno messo in ginocchio il Comune dal punto di vista finanziario; puntualmente e tempestivamente censurate e contrastate dalla minoranza consiliare; e confermatesi tutte meritevoli di indagini penali e contabili. 
Se non si parte da questa ricostruzione di contesto non si riesce a comprendere come sia stato possibile confezionare le sciagurate operazioni di Via Brenta, del filobus e appunto del BOC; immaginandosi sempre dalla parte della ragione, indifferenti e sordi a tutte le contestazioni che venivano mosse. 
Furono anni di colpevolissima leggerezza, quindi. Che poterono contare su un mix di condizioni decisive: consenso popolare, inadeguatezza degli organi di controllo interni, asservimento di parte della burocrazia comunale alle volontà dell'organo politico.
La sentenza impressiona quanti in questi anni, e ancora oggi, a Palazzo Carafa hanno minimizzato la portata di queste vicende, banalizzandole. Considerando alla stregua di errori e leggerezze individuali quelli che erano veri e propri reati; non assegnando significati adeguati alla ricostruzione meticolosa, documentale e oggettiva che nel tempo era stata disposta da inquirenti e magistrati contabili. Al punto da assegnare al dirigente sotto processo e già condannato dalla Corte dei Conti per evidente danno procurato alle finanze comunali" la gestione di attività impegnative e delicate dal punto di vista delle responsabilità e delle risorse. 
Oggi si dovrebbero leggere quelle vicende con occhio più severo e obiettivo. Considerarle l'abbaglio di una stagione di governo che ha prodotto danni e reati.
Dei primi oggi paga il prezzo la città di fatto in dissesto.
Dei secondi rispondono in pochissimi. 
La responsabilità penale è personale. Quella politica di tanti.


08-04-2013

Martedi 9 aprile: per i diritti la mattina, per la verità e la salute la sera.

Domattina dalle 9 alle 13 sarò davanti al Tribunale di Lecce dove verranno raccolte le firme per tre proposte di legge d'iniziativa popolare promosse da un vasto fronte associativo. Cosa ci si propone di ottenere? Provvedimenti lungamenti attesi sul fronte della giustizia, della dignità personale e dei diritti umani:
- l'intoduzione del reato di tortura nel codice penale. In Italia manca il crimine di tortura nonostante vi sia un obbligo internazionale in tal senso. Il testo prescelto è quello codificato nella Convenzione delle Nazioni Unite;
- il rispetto della Costituzione nelle carceri. Occorre intervenire in materia di diritti dei detenuti e di riduzione dell'affollamento penitenziario, rafforzando il concetto di misura cautelare intramuraria come extrema ratio, proponendo modifiche alla legge Cirielli sulla recidiva, imponendo l'introduzione di una sorta di "numero chiuso" sugli ingressi in carcere, affinché nessuno vi entri qualora non ci sia posto. Insieme alla richiesta di istituzione di un Garante nazionale per i diritti dei detenuti, viene anche proposta l'abrogazione del reato di clandestinità;
- modifiche alla legge sulle droghe. Si chiede di modificare la legge sulle droghe che tanta carcerazione inutile produce nel nostro Paese, di superare paradigma punitivo della legge Fini-Giovanardi, depenalizzando i consumi, diversificando il destino dei consumatori di droghe leggere da quello di sostanze pesanti, diminuendo le pene, restituendo centralità ai servizi pubblici per le tossicodipendenze.
Mi è stato chiesto, in qualità di consigliere comunale, di poter autenticare la raccolta delle firme ai sensi della legge. Mi sono detto non solo disponibile ma onorato di poter dare un mio piccolo contributo a questa iniziativa meritoria e sacrosanta. Chi condivide lo spirito e le ragioni di queste tre proposte di legge trovi il tempo domani di venirci a trovare. E' importante. 
Per maggiori info questo il sito.

Domani sera alle 21 al Multisala Massimo, in occasione del Festival del Cinema Europeo, assisterò alla proiezione del docufilm
IL GIORNO CHE VERRA'. Il racconto di una città e del suo rapporto di paura, ansia e speranza con il nemico silenzioso e a lungo innominato, il carbone. (qui il trailer di presentazione)
Dopo la prima a Brindisi del gennaio scorso (salutata dall'applauso commosso degli spettatori in un cinema gremito) e la partecipazione del BiFest a Bari, ora la pellicola arriva in città.
E' tempo di conoscere per capire, di approfondire per decidere, di guardare in faccia la realtà e non voltarsi dall'altra parte. Di dare ascolto e peso alle parole del Primario di Radioterapia (dott. Portaluri), del Primario di Neonatologia (dott. Latini) e del Primario di Ematologia (dott. Quarta) dell'Ospedale "Perrino" di Brindisi che parlano apertamente di "emergenza", "rischio ambientale", di "notevole aumento delle malattie".
E' evidente che di fronte a questa situazione non ci si può affidare all'isolata battaglia di singoli cittadini associati; o alla sensibilità di un regista. Ma adoperarsi per farla diventare, finalmente, una grande questione salentina.
Per questo vi invito a esserci domani: per provere a fare quello che finora non è accaduto: costruire una coscienza sul tema, che unisca Brindisi a Lecce e a Taranto.
Il futuro è nelle nostre mani, la salute è un bene comune e noi dobbiamo e vogliamo fare la nostra parte.
Non mancate.
06-04-2013

Piazza Palio. PF: Project Financing, Pala Fiere, Progetto Fallimentare

Parlare oggi di Piazza Palio e di LecceFiere ha un senso politico:
serve a ricordarci che si ricorre al project financing per trasformare idee “pubbliche” attraverso denaro privato.
Il concessionario (in questo caso LECCE EVENTI SRL, società partecipata al 51% dalla SPES srl della famiglia PALUMBO, gruppo LEADRI) diviene il gestore di un servizio che agli occhi della cittadinanza è pubblico; diviene il manutentore di una infrastruttura che è pubblica.
L’amministrazione  deve, pertanto, controllare il concessionario per poter richiedere il corretto adempimento delle obbligazioni assunte.
Le modalità di realizzazione e gestione di un project financing esprimono inevitabilmente l’idea di Città Pubblica sottesa, ossia quella capace di farsi interprete del punto di vista del cittadino e quindi di tutti.
La qualità della Città è ciò che ritorna alla comunità da ogni singolo intervento, sia privato che pubblico.
LECCE BENE COMUNE si è incaricata di controllare il rispetto di questo principio urbanistico decisivo andando a riprendere la convenzione siglata e verificando lo stato dei luoghi. E la conclusione è sconfortante: oggi è davvero difficile guardare all’attuale P.zza Palio come ad un opera pubblica. Piuttosto siamo in presenza di uno spazio privato che oggi mostra i segni di un’operazione fallita.
Gli stessi tra l’altro già evidenziati dalla minoranza nel 2006 e puntualmente verificatesi:
una soglia di investimento bassa per giustificare il ricorso al mercato di un intervento finanziabile con risorse proprie del Comune;
una convenzione troppo sbilanciata verso gli interessi del concessionario, di durata trentennale, con inadeguati ritorni per la città;
un progetto slegato dal contesto urbanistico.
Vediamo perché siamo in presenza di
-         una progettazione urbanistica mancata,
-         una debolezza della PA nella capacità di governance nel binomio pubblico-privato,
-         una  sottrazione dello spazio pubblico.
05-04-2013

Il giorno che verrà. Martedì 9 aprile alle 21: non mancate

Sono tante le emergenze ambientali in Puglia.
Di alcune si parla tanto da troppo poco tempo, vedi ILVA. Di altre si parla pochissimo da sempre, vedi la zona industriale di Brindisi.
Ora un forte impegno civico, associativo e culturale si sta adoperando per farla uscire dal cono d'ombra nel quale è stata nascosta per anni e costruire una nuova consapevolezza e sensibilità.
E di questo che narra l'ultimo docufilm di Simone Salvemini che ha realizzato IL GIORNO CHE VERRA': il racconto di una città e del suo rapporto di paura, ansia e speranza con il nemico silenzioso e a lungo innominato, il carbone. (qui il trailer di presentazione)
Dopo la prima a Brindisi del gennaio scorso (salutata dall'applauso commosso degli spettatori in un cinema gremito) e la partecipazione del BiFest a Bari,
martedi 9 aprile alle 21 ci sarà una proiezione a Lecce in occasione del Festival del Cinema Europeo (sezione appuntamenti speciali).
E' tempo di conoscere per capire, di approfondire per decidere, di guardare in faccia la realtà e non voltarsi dall'altra parte. Di dare ascolto e peso alle parole del
Primario di Radioterapia (dott. Portaluri), del Primario di Neonatologia (dott. Latini) e del Primario di Ematologia (dott. Quarta) dell'Ospedale "Perrino" di Brindisi che parlano apertamente di "emergenza", "rischio ambientale", di "notevole aumento delle malattie".
E' evidente che di fronte a questa situazione non ci si può affidare all'isolata battaglia di singoli cittadini associati; o alla sensibilità di un regista. Ma adoperarsi per farla diventare, finalmente, una grande questione salentina. 
Per questo vi invito a esserci martedi:  per provere a fare quello che finora non è accaduto: costruire una coscienza sul tema, che unisca Brindisi a Lecce e a Taranto.
Il futuro è nelle nostre mani, la salute è un bene comune e noi dobbiamo e vogliamo fare la nostra parte.
Non mancate.

p.s. Simone è mio cugino ma questa non è una questione di famiglia.

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