Carlo Salvemini - Insieme per una Città Pubblica - Con Carlo Salvemini

06-04-2013

Piazza Palio. PF: Project Financing, Pala Fiere, Progetto Fallimentare

Parlare oggi di Piazza Palio e di LecceFiere ha un senso politico:
serve a ricordarci che si ricorre al project financing per trasformare idee “pubbliche” attraverso denaro privato.
Il concessionario (in questo caso LECCE EVENTI SRL, società partecipata al 51% dalla SPES srl della famiglia PALUMBO, gruppo LEADRI) diviene il gestore di un servizio che agli occhi della cittadinanza è pubblico; diviene il manutentore di una infrastruttura che è pubblica.
L’amministrazione  deve, pertanto, controllare il concessionario per poter richiedere il corretto adempimento delle obbligazioni assunte.
Le modalità di realizzazione e gestione di un project financing esprimono inevitabilmente l’idea di Città Pubblica sottesa, ossia quella capace di farsi interprete del punto di vista del cittadino e quindi di tutti.
La qualità della Città è ciò che ritorna alla comunità da ogni singolo intervento, sia privato che pubblico.
LECCE BENE COMUNE si è incaricata di controllare il rispetto di questo principio urbanistico decisivo andando a riprendere la convenzione siglata e verificando lo stato dei luoghi. E la conclusione è sconfortante: oggi è davvero difficile guardare all’attuale P.zza Palio come ad un opera pubblica. Piuttosto siamo in presenza di uno spazio privato che oggi mostra i segni di un’operazione fallita.
Gli stessi tra l’altro già evidenziati dalla minoranza nel 2006 e puntualmente verificatesi:
una soglia di investimento bassa per giustificare il ricorso al mercato di un intervento finanziabile con risorse proprie del Comune;
una convenzione troppo sbilanciata verso gli interessi del concessionario, di durata trentennale, con inadeguati ritorni per la città;
un progetto slegato dal contesto urbanistico.
Vediamo perché siamo in presenza di
-         una progettazione urbanistica mancata,
-         una debolezza della PA nella capacità di governance nel binomio pubblico-privato,
-         una  sottrazione dello spazio pubblico.
05-04-2013

Il giorno che verrà. Martedì 9 aprile alle 21: non mancate

Sono tante le emergenze ambientali in Puglia.
Di alcune si parla tanto da troppo poco tempo, vedi ILVA. Di altre si parla pochissimo da sempre, vedi la zona industriale di Brindisi.
Ora un forte impegno civico, associativo e culturale si sta adoperando per farla uscire dal cono d'ombra nel quale è stata nascosta per anni e costruire una nuova consapevolezza e sensibilità.
E di questo che narra l'ultimo docufilm di Simone Salvemini che ha realizzato IL GIORNO CHE VERRA': il racconto di una città e del suo rapporto di paura, ansia e speranza con il nemico silenzioso e a lungo innominato, il carbone. (qui il trailer di presentazione)
Dopo la prima a Brindisi del gennaio scorso (salutata dall'applauso commosso degli spettatori in un cinema gremito) e la partecipazione del BiFest a Bari,
martedi 9 aprile alle 21 ci sarà una proiezione a Lecce in occasione del Festival del Cinema Europeo (sezione appuntamenti speciali).
E' tempo di conoscere per capire, di approfondire per decidere, di guardare in faccia la realtà e non voltarsi dall'altra parte. Di dare ascolto e peso alle parole del
Primario di Radioterapia (dott. Portaluri), del Primario di Neonatologia (dott. Latini) e del Primario di Ematologia (dott. Quarta) dell'Ospedale "Perrino" di Brindisi che parlano apertamente di "emergenza", "rischio ambientale", di "notevole aumento delle malattie".
E' evidente che di fronte a questa situazione non ci si può affidare all'isolata battaglia di singoli cittadini associati; o alla sensibilità di un regista. Ma adoperarsi per farla diventare, finalmente, una grande questione salentina. 
Per questo vi invito a esserci martedi:  per provere a fare quello che finora non è accaduto: costruire una coscienza sul tema, che unisca Brindisi a Lecce e a Taranto.
Il futuro è nelle nostre mani, la salute è un bene comune e noi dobbiamo e vogliamo fare la nostra parte.
Non mancate.

p.s. Simone è mio cugino ma questa non è una questione di famiglia.

03-04-2013

Il mare, la costa, la spiaggia: i nostri tesori da proteggere

Di seguito il testo integrale dell'intervista di Rita Miglietta (LECCE BENE COMUNE), architetto e urbanista, per il NuovoQuotidiano di Lecce, pubblicata in stralci all'interno di un più ampio servizio dedicato all'emergenza coste nel Salento, sulla quale già nel luglio 2012 presentammo una mozione urgente al Consiglio Comunale. Vi consiglio la lettura: esprime un punto di vista prezioso in termini di programmazione ambientale e urbanistica. Il Parco delle Marine non può esistere senza costa, spiaggia, mare.

L'erosione costiera è un fenomeno che si può arginare?
E' un fenomeno dinamico, frutto di un mix di fattori naturali e antropici: solo se inserito dentro la pianificazione costiera può essere arginato; solo se osservato, compreso e costantemente monitorato in una visione articolata della costa, che non può prescindere dai suoi usi e da come nel tempo ahimè troppo si è densificata di volumi e infrastrutture inadeguate. In tal senso come scrissi lo scorso settembre su questa testata i Piani Comunali delle Coste sono l'unico strumento che può arginare l'erosione costiera. Ma ci vuole il coraggio di ripensare radicalmente, fisicamente e concettualmente, la costa. Illudersi di risolvere il problema con interventi tampone volti solo a garantire la stagione balneare, con una notevole spesa di investimenti che non hanno effetti duraturi è dannoso. E' urgente dotarsi di consapevolezza: confrontarsi con il fenomeno perenne del rischio erosione, adeguarsi al dinamismo del paesaggio valutando cosa è compatibile e cosa no. Servono azioni capaci di non contrastare definitivamente i fenomeni ma di attutirne gli effetti, permettendo alla natura di difendersi. Insomma bisogna iniziare a prevenire, non continuare a inseguire gli eventi ex post.

Quali sono gli interventi che si possono effettuare per le coste basse? Quali quelli per le coste alte?
Qualsiasi intervento per essere efficace, corretto e sostenibile anche economicamente, deve partire da una conoscenza accurata dei litorali erosi, delle evoluzioni temporali, del mix di cause, valutando cioè il fenomeno erosivo sia dal punto di vista della quantità che della qualità. La Regione Puglia ha redatto le "Linee Guida per la individuazione di interventi tesi a mitigare le situazioni di maggiore criticità delle coste basse" e le "proposte metodologiche di studio e mitigazione del rischio di instabilità delle coste alte" queste sono un punto di riferimento importante. Bisogna dire però che siamo nel campo della sperimentazione dove bisogna immaginare gli interventi in un laboratorio permanente affidato a competenze specifiche e nel quale gli enti locali con i Piani Comunali hanno il compito di scendere di scala e approfondire gli studi della Regione che io penso abbia fatto molto.

La regione Puglia ha suddiviso le zone di intervento in unità fisiografiche, per fare un esempio, quella che riguarda il comune di Lecce comprende anche parte dei comuni costieri della Provincia di Brindisi: le stesse opere strutturali sono compatibili per tutta la costa?
L'unità Fisografica è un ambito dal quale non si può prescindere, indica che i fenomeni del dinamismo costiero non sono circoscritti nei confini comunali dei centri marini, ma dentro ampi tratti di costa dove il trasporto solido, dovuto al moto ondoso e alle correnti è confinato, per cui, da un ambito costiero, (U.F.), non avviene l'entrata e/o l'uscita di sedimenti. Le opere quindi devono essere eseguite entro un sistema di coerenze, di contro succede che un'opera strutturale pensata in un tratto mitiga l'erosione in quel punto ma ne genera altrove un' altra. Se quindi le opere strutturali ragionano entro l'unità fisiografica il problema dell' incompatibilità non si pone; torniamo allora alla necessità di pensare all'erosione dentro la pianificazione costiera di medio e lungo termine e di favorirla a scala intercomunale. Purtroppo spesso si procede autonomamente, oggi bisogna augurarsi si avvii una netta inversione di rotta.

Il Comune di Lecce, in questo periodo, è alle prese con il Pug, ma non si è ancora dotato di un Piano comunale delle coste, in che modo i due strumenti devono e possono dialogare?
A Lecce si è maturato un grave ritardo, dall'approvazione del Piano Regionale (2011) che ai sensi della L.R. 17/2006 impone l'obbligo di redazione del Piano Comunale delle Coste sono passati 2 anni e solo oggi il comune ha avviato l'iter. (A Luglio 2012 Lecce Bene Comune presentò una mozione urgente per chiederne l'avvio ma fu bocciata). Questa domanda che mi fai è molto importante, coglie il senso del Piano Comunale delle Coste che ci dice di guardare al litorale in modo più complesso, tenendo insieme non soltanto le aree demaniali ma anche tutto quello che a queste si associa, comprese le aree urbanizzate, le aree naturali ed agricole, per questo il nuovo PUG e il Piano delle Coste devono intersecarsi sinergicamente. (nel documento di Scoping allegato al Pug la questione erosione è ampliamante affrontata). Faccio un esempio, la L.R. stabilisce che nei PCC debba prevedersi su tutta la linea di costa il 60% di spiaggia pubblica, e il 40% di spiaggia attrezzata entro un sistema razionale di accessibilità che deve riorganizzare in modo gerarchico mobilità ciclopedonale e carrabile, favorendo la localizzazione di spiagge libere in prossimità delle aree urbanizzate e dislocando le attrezzature dei lidi in modo più rarefatto, questo comporta quindi un disegno di nuova fruizione che ha non poche ripercussioni urbanistiche. Di cosa hanno bisogno le attività balneari per essere correttamente fruibili? A queste non deve agganciarsi un sistema di spazi pubblici, aree verdi, parcheggi, servizi ecc.ecc? Sarebbe opportuno aprire un dibattito pubblico insieme ai cittadini, ai gestori balneari e a chi si sta occupando della progettazione di Pug e Piano Coste. Nel recente incontro sul Parco delle Marine, per esempio, purtroppo della fruizione marina non si è parlato.

Lo stato di salute delle coste salentine non sembra essere dei migliori, a cosa è dovuto questa situazione ormai critica, ad incuria, mancata manutenzione...
E' dovuta alla loro vulnerabilità e a un insieme di cause nelle quali purtroppo la scarsa sensibilità ambientale ai fenomeni delle dinamiche costiere ha determinato uno stato di emergenza. Si è continuato ad aumentare la pressione antropica sulla costa senza valutarne attentamente la vulnerabilità e le differenze: edificando, infrastrutturando, e aumentando la fruizione in modo indiscriminato con scarsa flessibilità degli interventi, troppo stabili, pesanti e poco flessibili in termini di amovibilità e di utilizzo di materiali compatibili con il paesaggio. Tutto questo, aggiunto ad un approccio al problema finalizzato solo a tutelare la stagione balneare che per altro poi si ripercuote drammaticamente anche sugli investimenti e le attività dei gestori balneari, all'assenza di capacità prima pianificatoria e poi programmatoria e all' assenza di monitoraggio, ha determinato una situazione disastrosa, aumentando la vulnerabilità.

Il problema erosione colpisce sia le coste sabbione che la falesia alta, molti i punti di criticità, sarà possibile ripristinare lo stato dei luoghi?
E' molto difficile rispondere a questa domanda, la costa è un'entità in movimento, voler ripristinare ciecamente lo stato dei luoghi a prescindere dai processi in atto non credo sia la strada, penso che sia più opportuno affermare un approccio diverso dettatoci dai fenomeni: puntare alla riqualificazione dell' ambiente da un lato e della sua fruizione dall'altro e ripristinare la capacità naturale della costa di adattarsi per esempio ai cambiamenti climatici. Bisogna immaginare di ridisegnare il paesaggio in modo leggero, assestandosi sui cambiamenti, rimuovendo nel tempo i fattori di criticità e immaginando una nuova fruizione. Possiamo intervenire mitigando l'erosione e rinforzando il paesaggio costiero che include anche quello che gli sta a monte, la costa non è una linea ma una spessa fascia, su questa bisogna agire rinforzandola, garantendo distanze adeguate e una fruizione più ricca che tiene insieme il mare e il suo paesaggio circostante.

Se non si interviene immediatamente, cosa si rischia?
Se non si da adeguato seguito ai Piani delle Coste Comunali rischiamo di compromettere il destino delle nostre coste e dei centri marini, con ampie porzioni di litorale in stato di pericolosità e/o erosione tale da interdirne perennemente la fruizione. Tornando a Lecce per esempio, se non si mappa l'erosione, programmano le misure di mitigazione e avviano nuove forme di fruizione rischiamo di compromettere tutto. Lecce deve avere la capacità di dialogare con i comuni costieri contermini, per garantire l'accessibilità alla costa in modo diffuso, ove possibile; bisogna favorire una nuova impostazione della fruizione costiera, si parla poco del fatto per esempio che nelle spiagge in forte erosione, fino alla mitigazione del fenomeno, non sono ammesse attrezzature balneari specie quelle di tipo tradizionale. E' urgente iniziare a pensare a nuovi usi delle spiagge, uscendo dalla logica dei vecchi stabilimenti e promuovendo un progetto diffuso di Spiagge Libere con Servizi, lotti concedibili, con una occupazione degli arenili più flessibile e creativa, che va nella direzione di contenere i costi e mitigare gli impatti come avviene per esempio nel resto d Europa. Il rischio è di vanificare tutti gli sforzi pubblici e privati, mortificando la tutela dell'ambiente da un lato e la vocazione turistica della nostra spiaggia dall'altro. Le soluzioni ci sono ma è importante cambiare approccio.
30-03-2013

Lettera al Sindaco. SINE PUTIMU? PUTIMU FARE MEGGHIU

Lettera aperta al Sindaco sul processo di progettazione partecipata del PUG

Caro Sindaco,
c'ero anche io a Frigole e ho seguito sino alla fine i lavori di presentazione dell'avviso pubblico "SINE PUTIMU. PARCO DELLE MARINE" per la progettazione partecipata del PUG.
Offro alla Sua valutazione alcune perplessità che ho maturato circa la natura del percorso intrapreso e che ho pubblicamente espresso intervenendo a chiusura della conferenza.
Se ci ritorno è perché sono stato sollecitato dall'assessore Martini a dare suggerimenti utili all'Amministrazione.

Cosa non mi convince? Partiamo dall'inizio. Il primo gradino di un convinto processo di coinvolgimento della cittadinanza rispetto alle scelte che il Governo cittadino intende assumere è quello della comunicazione: informare tempestivamente e nel dettaglio l'appuntamento pubblico, spiegare tempi e modi di svolgimento dell'incontro. Purtroppo quello di mercoledì non ha avuto un adeguata copertura comunicativa. Molti ignoravano l'appuntamento. Bisogna fare molto di più in questa direzione. Perché rivela sino in fondo il valore che si assegna alla partecipazione civica. Inoltre, visto come è stato fatto il primo, sarebbe più corretto e veritiero chiamarli seminari/conferenze. Non hanno nulla né del laboratorio né del workshop.
28-03-2013

Gilles Clement e Torre Veneri

Gilles Clement è intervenuto nell'incontro pubblico organizzato dal Comune di Lecce per la presentazione dell'avviso pubblico della progettazione partecipata del PUG (sul quale ritornerò). Una presenza prestigiosa e autorevolissima.
Ha tenuto una breve relazione che ha ripercorso il senso del suo lavoro sul terzo paesaggio, col quale indica "tutti i luoghi abbandonati dall'uomo: i parchi e le riserve naturali, le grandi aree disabitate del pianeta, ma anche spazi più piccoli e diffusi, quasi invisibili: le aree industriali dismesse dove crescono rovi e sterpaglie; le erbacce al centro di un'aiuola spartitraffico. Spazi diversi per forma, dimensione e statuto, accomunati solo dall'assenza di ogni attività umana, ma che presi nel loro insieme sono fondamentali per la conservazione della diversità biologica". E raccontato il workshop da lui tenuto presso le Manifatture Knos lo scorso dicembre, nel corso del quale ha affrontato il tema di San Cataldo, uno dei tre luoghi urbani individuati come tema del lavoro di gruppo (qui il video)
Ha così precisato quelle che a suo giudizio sono le fragilità che la caratterizzano: i reflui di scarico che giungono da Lecce e che vengono riversati in mare; tutti i rifiuti che il mediterraneo porta con se e che deposita sulla spiaggia; il poligono di Torre Veneri.
Su questo specifico punto, a noi molto caro, è stato esplicito: le aree militari per l'uso dei materiali bellici sono un rischio per l'ambiente, ovunque nel mondo. In tante città d'Europa sono sorti cinquant'anni fa all'interno di aree naturalistiche. Che hanno inevitabilmente scempiate.
Ergo: se il tema del Parco della Marine ha un senso esso deve costruirsi partendo dalla restituzione di questo spazio alla città.
Ma questa è una nostra conclusione.

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