Non è più lo scontro tra avanguardie e resistenti sul tema della qualità urbana a tenere banco; ma la chiara espressione di una cittadinanza esigente che pretende, giustamente, quello che è stato lungamente promesso.
Oggi nessuno più pensa a fare passi indietro e ritornare ad un passato di cui non si ha nostalgia. Ciascuno chiede di fare passi avanti (ossia aumentare progressivamente l'area inibita alle auto), non balzi improvvisi. Di porre il tema dell'ampliamento della pedonalizzazione e delle zone a traffico limitato come il punto di arrivo e non di partenza di ripensate politiche di tutela, valorizzazione, fruizione della zona centrale. Come lo stesso piano generale del Traffico, di quasi dieci anni fa, annunciava prevedendo la progressiva chiusura di via XXV luglio, Via cavallotti, Piazza Libertini, Piazza Mazzini come provvedimento ultimo ad una serie di interventi propedeutici. Su tutti la realizzazione di parcheggi di prossimità all'isola pedonale: stazione centrale, area ex Enel, Piazza Tito Schipa.
Allora fu inevitabile per la politica mostrarsi coraggiosa nello sfidare resistenze e pigrizie culturali.
Oggi, invece, deve avere coscienza anzitutto delle proprie inadempienze perchè molto, quasi tutto, è rimasto fermo. Anzi sono stati fatti passi indietro, se si considera che il servizio di collegamento minubus in partenza dall'area Carlo Pranzo e Torre del Parco è sospeso e che nessun intervento per attrezzare quegli spazi come parcheggi di scambio è stato realizzato. Un periodo lungo di colpevoli ritardi e inadempienze cui si sommano altre voci passive: gli insufficienti controlli per il rispetto degli accessi alla ZTL, le innumerevoli deroghe accordate consegnando pass a chi non ha diritto alcuno, il passo falso sulla mobilità ciclistica, l'insufficiente offerta di trasporto pubblico in una città che pur ha speso 23 milioni di euro per il filobus.
Ecco come si afferma la percezione, giusta, che a Lecce le auto possano circolare tranquillamente ovunque. Come avere un oasi naturalistica protetta dove si pratica quotidianemente, sotto gli occhi di tutti, la caccia. Il primo rimedio, per poter dare risposte concrete non è immediatamente ampliare i confini della stessa ma proteggerla rigorosamente dagli abusi. Sorprende che gli assessori comunali non colgano come prioritario questo obiettivo; e che sorvolino beatamente sui vent'anni di stallo delle politiche pubbliche sulla mobilità al punto da considerli ininfluenti sulla situazione esistente. Oggi che al crescere della domanda di trasporto pubblico e di maggiore e sicura accessibilità l'offerta regredisce invece che aumentare.
Chi esprime motivate perplessità rispetto all'ipotesi di estendere l'area pedonale chiede semplicemente di fare un passo alla volta. Uno dei quali, richiesto a gran voce da residenti e commercianti, è in piena e totale sintonia con chi desidera una città più attenta ai pedoni, ai ciclisti, alla qualità dell'aria: liberare il centro storico da tutte le auto che transitano senza averne diritto alcuno. Prottegere l'isola pedonale da chi la viola spesso impunemente.
Un obiettivo che si realizza attraverso iniziative semplici che, se attuate, svuoterebbe il centro di centinaia di auto ogni giorno restituendo allo stesso vivibilità e decoro:
azzerare l'attuale anagrafe dei permessi di accesso alla ZTL e individuare criteri più severi di rilascio degli stessi ai soli residenti e pochi e motivati mezzi autorizzati;
rivedere l'orario di accesso alle ZTL uniformandole tutte alla fascia 0-24 ed eliminando quindi quelle 22-6; fissare regole stringenti sul transito dei mezzi per il carico e lo scarico delle merci.
C'è poi il capitolo, giustamente richiamato da VIVERE LECCE, delle autorizzazioni rilasciate per le occupazioni di suolo pubblico sulla sede stradale. Anche in questo caso paghiamo il prezzo di improvvisazioni, eccezioni, lassismi, scarsa capacità di integrare usi e bisogni differenti che devono saper convivere: quelli dei residenti, quelli dei commercianti, quelli dei turisti. Che hanno prodotto inevitabili tensioni e conflitti urbani di non facile risoluzione ma certamente rimediabili.
Sul punto si è chiamati a fare delle scelte: verificare il rispetto delle norme previste dal Codice della Strada, che prevale su ordinanze e regolamenti comunali. E poi stabilire quante delle stesse sono compatibili con le giuste esigenze di sicurezza, igiene e salubrità.
Oggi è il tempo di proteggere il centro storico dalla vulnerabilità cui lo espone la concentrazione troppo sbilanciata al suo interno di attività commerciali e flussi turistici, e una estesa pressione automobilistica. Per farlo occorre una più rigorosa osservanza delle leggi; e anche un'investimemto adeguato nei servizi di pulizia e controllo che non può essere fermo agli standard di vent'anni fa. Un passo alla volta sembra poco, ma porta lontano se inserito in una una rinnovata valorizzazione del nostro centro antico.
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