La Giunta Perrone ha quindi deciso di mettere mano alle leva fiscale. E di intervenire sulle aliquote IMU.
Una decisione inevitabile? Probabilmente si, dato che in tale direzione si stanno muovendo quasi tutti i Comuni italiani, anche quelli che non sono in pre dissesto.
Un provvedimento annunciato? Assolutamente no. Diverse erano state gli impegni solennemente assunti dall'assessore Monosi il 2 maggio scorso: “in caso di vittoria della coalizione del centrodestra alle prossime elezioni amministrative posso garantire fin d’ora che non aumenteremo le tasse sull’Imu. Ci limiteremo ad applicare le aliquote imposte dal governo Monti”.
Una manovra sostanzialmente vantaggiosa per la maggior parte delle famiglie leccesi? Probabilmente no, diversamente da quanto annuciato in conferenza stampa da Sindaco e Assessore.
E spiego il perché.
Laboratori artigiani, negozi, edifici commerciali e industriali, alberghi, b&b, stabilimenti balneari.
Sono queste tipologie di immobili, oltre a tutte le abitazioni non adibite a prima casa, quelle che si faranno principalmente carico di garantire il gettito IMU previsto dal Comune di Lecce.
La decisione di aumentare l'aliquota per queste tipologia dal 0.76% all'1%, infatti, determina una spostamento significativo del carico fiscale verso questa categoria di proprietari, particolarmente diffusa in una società terziarizzata come la nostra. E segnata, come tutte, dal peso di una crisi dei consumi pesantissima.
Qualche calcolo può dare l'idea di come agirà la leva fiscale di Palazzo Carafa.
Come è noto le aliquote ordinaria stabilite dal Governo sono del 0.4% sull'abitazione principale; e dell'0.76% su tutto il resto. Sulla base delle previsioni ufficiale del Ministero Economia e Finanze la stima di gettito è la seguente: quasi 8 milioni di euro sulla prima casa e oltre 42 milioni su tutto il resto: per un ammontare complessivo di circa 50 mlioni di cui quella incassata dal Comune è pari a 29 milioni circa.
La decisione della Giunta Comunale di ridurre di un punto l'aliquota ordinaria sull'abitazione principale è di portare al 1% quella da applicare su tutto il resto procura un aumento significativo della pressione fiscale complessiva: il gettito proveniente dall'IMU sulla prima casa si riduce a 6 milioni circa mentre balza a quasi 29 quella a carico appunto di proprietari i negozi, laboratori aritigiani, magazzini, alberghi ecc.
Un ammontare complessivo di oltre 62 milioni di euro (di cui circa 35 incassati dal Comune) che determina un aumento del 24% circa del carico fiscale sostenuto dai leccesi. Una cifra enorme. Dietro la quale vi sono i volti e le storie di contribuenti che è considerare agiati o privilegiati: è improprio e fuorviante descrivere benestanti tutti coloro che non rientrano nell'area della prima abitazione. E una attenta politica fiscale dovrebbe saperlo.
Magari se mettessimo una tassa sulle bugie elettorali il conto per i contribuenti sarabbe meno amaro.