Commercio

La crisi del piccolo commercio, cominciata quindici anni fa, ha inciso fortemente sul tessuto economico e sociale della città di Lecce. Dobbiamo invertire la rotta, puntando sul ripopolamento commerciale dei quartieri, sulla diversificazione delle categorie merceologiche nel centro storico, sul rilancio del quartiere Mazzini come grande polo commerciale per tutta la provincia.

CRISI DEL COMMERCIO, UNA ANALISI NECESSARIA

Il piccolo commercio è storicamente il principale settore economico della città di Lecce. Esso ha conosciuto negli ultimi quindici anni un periodo di crisi, determinato da motivazioni e tendenze di carattere esogeno, come l’evoluzione normativa liberalizzatrice (decreto Bersani e normativa nazionale e regionale successiva alla direttiva Bolkestein del 2006), lo sviluppo dei centri commerciali extraurbani e l’avvento e la crescita del commercio elettronico (+18% all’anno), oltre alla crisi economica, cominciata nel 2008 e ancora non superata in particolare nelle regioni del Mezzogiorno d’Italia, che ha ridotto la capacità di spesa della popolazione.

A queste si aggiungono peculiarità del contesto leccese, come la presenza di due grandi poli commerciali non ricadenti nel perimetro comunale (uno a Surbo, l’altro a Cavallino), in diretta concorrenza con il polo commerciale urbano, e l’autorizzazione – fino al 2017 – in territorio comunale di oltre 50mila metri quadri di strutture di media e grande distribuzione nel perimetro cittadino, che hanno contribuito ad aggravare la crisi del piccolo commercio al dettaglio, distraendo i flussi di spesa provenienti dalla clientela cittadina e dell’hinterland.

A Lecce negli ultimi tre anni la presenza degli esercizi di vicinato è calata del 4,9%, con un calo più marcato nel settore alimentare del 7,6%. In tutti i quartieri della città – compreso il quartiere Mazzini, cuore commerciale della città – il saldo della natimortalità delle imprese è negativo (solo San Pio fa eccezione negli ultimi anni). Nel centro storico si registra una tendenza, in linea con i trend nazionali, che vede diminuire drasticamente la presenza del commercio tradizionale ad uso dei residenti, e dell’artigianato tipico, a fronte di una generale riconversione in attività ricettive, di ristorazione e di gastronomia, anche in forme elusive delle limitazioni previste dalle vigenti – e datate – previsioni urbanistiche, con esercizi di vicinato che svolgono di fatto l’attività di esercizi di somministrazione. Un tessuto commerciale sbilanciato a servizio di turisti e avventori più che dei residenti del quartiere, i quali lamentano oggettive difficoltà nell’approvvigionamento dei beni necessari, accompagnato da un altro fenomeno rilevante: la riconversione del patrimonio immobiliare privato a fini turistico-ricettivi.

LE NOSTRE PROPOSTE

In tutta la città si pone come urgente il tema del sostegno al piccolo commercio. Perché i negozi di vicinato assicurano non solo un contributo alla vita economica della città ma sono anche ossatura della vita sociale dei quartieri, presidi di sicurezza e vivacità del tessuto urbano. Quando una saracinesca si abbassa è l’intero quartiere a risentirne in termini di vivibilità e decoro. Il Comune, in collaborazione con la categoria dei commercianti, può contribuire a invertire la rotta, interpretando correttamente le tendenze in atto nel mondo del commercio e il mutamento delle abitudini dei consumatori. Proiettandosi correttamente verso un futuro che avanza a passi veloci, può mettere a punto una pianificazione strategica che consenta alla città di tornare ad essere più vivace e attrattiva dal punto di vista commerciale in tutti i quartieri.

Gli strumenti per raggiungere l’obiettivo sono il Documento Strategico del Commercio, il Piano Urbanistico Generale – del quale il Dsc è parte integrante – con i cambi di destinazione d’uso che possono essere agevolati, il riutilizzo di spazi e grandi contenitori urbani dismessi e il Distretto Urbano del Commercio per il quartiere Mazzini.

L’aumento dell’età media dei consumatori e la contrazione del tempo libero se, da un lato, incoraggiano l’acquisto online (che affianca ma non sostituisce l’acquisto in negozio fisico), dall’altro favoriscono il ritorno all’acquisto in negozi di vicinato, a scapito della spesa nei centri commerciali extraurbani. Una tendenza già visibile nel settore food (con le catene GDO che tornano a investire nei centri urbani) che occorre ben interpretare anche per gli altri settori merceologici, che si muovono spesso al traino dell’alimentare nel popolamento commerciale tanto dei grandi centri extraurbani quanto di rioni e quartieri.

Il Documento Strategico del Commercio consente al Comune di pianificare la promozione, lo sviluppo e la regolamentazione della filiera commerciale cittadina: medie strutture di vendita, somministrazione alimenti e bevande, mercati, edicole e distributori di carburante. Il Documento interviene facendo leva sulla necessità di garantire assetti equilibrati dal punto di vista urbanistico, ambientale, infrastrutturale, di sicurezza stradale, di vivibilità sociale, senza compromettere la libertà di stabilimento, di circolazione e di esercizio dell’attività commerciale nel mercato interno. A Lecce sussistono le esigenze di: tutelare i consumatori, garantendo loro di poter fare la spesa nel quartiere di residenza, acquistando anche merci diverse dal food; garantire un equilibrio funzionale e insediativo delle strutture commerciali; valorizzare la funzione commerciale degli immobili sulla base delle specificità dei quartieri; minimizzare gli spostamenti per fare acquisti; tutelare l’ambiente urbano da fenomeni di desertificazione commerciale.

Come è già evidente nel settore alimentare, la crisi dei centri commerciali extraurbani di prima generazione incoraggia il ritorno delle strutture di medie dimensioni nei centri urbani e nei quartieri. Lo stesso fenomeno comincia a manifestarsi anche per alcune categorie merceologiche diverse dall’alimentare. Una struttura commerciale di medie dimensioni può avere la funzione di traino di ulteriori attività commerciali nell’area di vicinato in cui viene inserita. Occorre fare in modo che nuovi insediamenti commerciali di medie dimensioni, collocati in contesti a rischio di desertificazione commerciale, coincidano con il recupero di contenitori dismessi e strutture già esistenti, contribuendo a ridurre la percezione di vuoto urbano e di degrado, piuttosto che con iniziative di ulteriore consumo di suolo.

Il Piano Urbanistico Generale nel centro storico favorirà i cambi di destinazione d’uso e i processi di rigenerazione degli immobili, rispettando le tutele e salvaguardando la presenza di più funzioni: residenza, cultura, commercio, accoglienza turistica e attrezzature. Garantirà vitalità ai piani terra di vicoli e piazze, favorendo una offerta diversificata: dal commercio di prossimità a nuove botteghe artigianali e del design a spazi per la creatività. Il Piano dovrà garantire ai commercianti che oggi vivono nell’incertezza della natura della propria licenza una possibilità di riconversione, nel rispetto degli standard igienici ed urbanistici e delle esigenze dei residenti.

Il Distretto Urbano del Commercio, individuato nel quartiere Mazzini, deve garantire il rilancio di un’area che ha sofferto più di altre negli ultimi dieci anni le conseguenze della crisi, dell’online e della concorrenza dei centri commerciali extraurbani. Ma deve anche fungere da attrattore commerciale in grado di generare benefici per l’intero comparto del commercio cittadino, ponendosi come polo commerciale competitivo, che funge da richiamo per l’intero territorio provinciale, offrendo una esperienza di shopping che sia riconoscibile e qualificante. Oltre alle azioni specifiche di riqualificazione e miglioramento degli arredi urbani e alle attività di promozione e animazione del quartiere, con il Duc occorre intervenire sulla riattivazione dei locali sfitti, incentivandone la locazione anche temporanea per iniziative di richiamo, e lavorare sul riutilizzo commerciale e/o multifunzionale dei contenitori urbani dismessi.

L’intervento sul commercio si completa intervenendo su tutti i mercati di quartiere e i mercatini temporanei di qualità come luoghi privilegiati della socialità e attrattori urbani. Serve un’analisi delle criticità, dei deficit infrastrutturali e dei servizi e promuovere la vendita dei prodotti associata alla ristorazione come in altri paesi d’Europa. Settelacquare può diventare un polo commerciale immerso in un’area a verde attrezzato e dotato di parcheggi, definendo un mercato diffuso integrato all’attuale mercato coperto e al mercato multietnico; Santa Rosa può ammodernarsi come spazio multifunzionale; Porta Rudiae ha bisogno di un progetto di recupero, messa in sicurezza e vigilanza; Piazza Libertini, sulla quale insiste un vincolo di tutela, deve dotarsi di un regolamento per ospitare mercati temporanei con allestimenti sostenibili e rispettosi del decoro: fiori, antiquariato, prodotti tipici.

Sostenere le edicole. Gravate dal decremento delle vendite dovuto all’espansione del mercato delle notizie online e colpite dalla liberalizzazione delle licenze, con il superamento del Piano comunale di localizzazione dei punti vendita, le edicole che sono riuscite a resistere alla crisi hanno bisogno di azioni di sostegno. Molte di queste attività hanno già cominciato a diversificare la propria offerta merceologica, arricchendosi di nuove categorie merceologiche e di nuovi servizi offerti all’utenza. Il Comune può venire loro incontro attraverso l’affidamento in convenzione di servizi nell’ambito dell’accoglienza turistica e dei servizi al territorio, come già sancito dall’accordo Anci- Fieg dell’ottobre 2018.

Sostenere l’artigianato locale. Innovare l’artigianato nel rispetto delle tradizioni degli antichi mestieri, sviluppando nei giovani, attraverso un processo di formazione continua, competenze sull’utilizzo delle tecnologie ICT, per favorire lo sviluppo dell’artigianato digitale e capacità di sviluppo e gestione di sistemi di e-commerce per favorire la conquista di nuove e crescenti fette di mercato.