Il mare è di tutti. Il Piano comunale delle coste

A cosa serve il Piano Comunale delle coste?

Il Piano deve fissare il mare tra i più importanti punti di forza della città, definire un assetto futuro della costa considerando la spiaggia e tutto ciò che gli è più prossimo, dune, aree naturali, bacini, percorsi, strade, parcheggi, spazi pubblici, servizi e aree edificate. Il PCC non può essere soltanto una sommatoria di concessioni demaniali, una successione di lotti avulsa dal contesto e priva di un disegno d’insieme. Esso deve definire una visione di sviluppo del territorio da affrontare e intraprendere per diversificare e allargare l’offerta turistica per tutta la città e dare ai leccesi un mare ed una spiaggia più bella e più in salute.

Dobbiamo fare tutti un salto culturale affrontare le criticità e far emergere i punti di forza. Le criticità̀ ormai da quasi 30 anni davanti ai nostri occhi sono:

  • carenza di piazze, giardini pubblici, parcheggi, marciapiedi, piste ciclabili, servizi commerciali;
  • un edificato molto denso e di bassa qualità̀, cresciuto a ridosso della linea di riva, che sottrae spazio agli arenili e ci impedisce di fruire pubblicamente la costa;
  • 13 km di costa in erosione, oltre 4 Km ad elevata criticità e oltre 9 km a media criticità̀ lungo i quali ricadono oggi diverse concessioni balneari;
  • arenili che hanno una profondità di spiaggia inferiore a 15 mt;
  • una diffusa frantumazione dei cordoni dunari che impedisce la protezione delle spiagge;
  • aree con suscettibilità̀ agli allagamenti e al dissesto (elemento rilevato solo dal Pcc Salvemini);
  • un sistema di pennelli che non ha garantito l’adeguato ripascimento ma ha invece contribuito a determinare l’erosione costiera;

I Punti di forza sono:

  • l’estensione, 25 km di paesaggi tra loro diversificati tra aree naturali e aree urbanizzate;
  • beni ambientali quali foci e canali e loro fasce di rispetto (Idume, Torre Chianca, Montegrappa, Acquatina, Frigole Idrovora) cordoni dunali e macchia mediterranea;
  • importanti aree naturali protette: Rauccio, l’Idume, l’Acquatina, Torre Veneri, la riserva Biogenetica di San Cataldo;
  • diffusi beni culturali, tre torri costiere, l’Idrovora, il Faro e l’area archeologica del molo di Adriano;

Questa è la fotografia reale con la quale dobbiamo iniziare a confrontarci.

Il lavoro dell’amministrazione Salvemini

Appena insediata l’amministrazione Salvemini ha preso atto – nel dicembre del 2017 – delle criticità emerse nel Piano Coste della giunta Perrone, avviato nel 2013 e sottoposto a verifica di VAS solo nel 2016, ovvero ben 3 anni dopo il suo avvio, (la Vas, in realtà, deve essere attivata contestualmente all’avvio del piano).

Criticità rilevate dalla commissione Vas e dagli enti sovraordinati nel Piano della giunta Perrone (mai adottato):

  • carenze documentali in ordine agli studi idrogeomorfologici e botanico vegetazionali;
  • assenza di misure di monitoraggio;
  • mancata rilevazione dei beni culturali e loro fasce di rispetto, dei cordoni dunari oggi fortemente minacciati da eccessiva frammentazione, dalla diffusione dell’abusivismo edilizio;
  • insufficiente approfondimento su fruibilità, uso della costa, sostenibilità ambientale a fronte di una notevole previsione di nuove concessioni;
  • numerosi rilievi sulla capacità della nostra costa di sopportare un sfruttamento estensivo della fascia demaniale.

In assenza di fondamentali strumenti conoscitivi dello stato della costa, il Piano della giunta Perrone prevedeva 55 concessioni:

  • 33 stabilimenti balneari;
  • 8 spiagge libere con servizi;
  • 11 spiagge libere con servizi in aree con profondità minore di 15 mt ;
  • 3 esercizi di ristorazione;
  • 61 aree a spiaggia libera;

a fronte di una situazione esistente oggi di 32 concessioni, di cui 2 chioschi, (uno a Torre Rinalda, l’altro a San Cataldo oggi sotto sequestro), e 27 stabilimenti balneari, di cui uno mai realizzato.

Qual è il contesto normativo e la situazione delle nostre coste, le regole del gioco

Legge regionale 17/2015, norme tecniche del Piano Regionale (PRC), e PPTR impongono un sistema di regole alle quali amministrazioni e concessionari devono attenersi (l’approvazione definitiva infatti passa infatti da una verifica di compatibilità̀ regionale e della Soprintendenza). In assenza di Piano delle Coste, la legge e il Piano Regionale delle Coste regolano la gestione costiera, limitando fortemente gli usi del litorale e dunque l’individuazione di alternative.

Il Piano Regionale delle Coste ha effettuato una rilevazione dell’erosione costiera sulla base di diversi livelli di criticità̀: elevata, media, bassa. Nei tratti a elevata criticità e media criticità la concedibilità è limitata: vietata per un intervallo di almeno 3 anni nei tratti ad elevata criticità, limitata alle spiagge libere con servizi, nei tratti a media criticità; tali limitazioni devono poi attuarsi con un costante e periodico monitoraggio costiero.

Purtroppo il litorale leccese è essenzialmente tutto in erosione, gli studi specialistici lo hanno confermato: oltre 4km di costa ad elevata criticità all’erosione, (comportano la non ammissibilità di 8 stabilimenti balneari: misure già previste dal Piano di Perrone); oltre 9 km di costa a media criticità, nei quali la concedibilità è ammessa in via prioritaria per le spiagge libere con servizi e solo dopo la verifica della cessazione dell’erosione.

Il 60% della linea di costa utile deve essere adibita a spiaggia libera. Di questa quota il 40 può essere adibita a spiaggia libera con servizi. Il restante 40% della linea di costa utile può essere per stabilimenti balneari.

Ancora:
il rilascio di concessioni demaniali nelle seguenti aree e relative fasce di rispetto non è ammesso:

  • foci di fiume o corsi d’acqua, comunque classificati (a Lecce, foce Idume e diversi canali);
  • aree archeologiche e di pertinenza di beni storici e ambientali (Torri Costiere, molo di Adriano e idrovora), aree che nel Piano della giunta Perrone non erano state rilevate;
  • aree di cordoni dunari e di macchia mediterranea;
  • sorgenti, tutelate dal PPTR (gli studi del Piano Salvemini ne hanno rilevate 5 a Torre Rinalda, Spiaggiabella, Torre Chianca, poco prima di Giammatteo, San Cataldo);
  • nei tratti di spiaggia con profondità̀ inferiore a 15 mt. (a Lecce ce ne sono numerosissimi, a causa dell’erosione costiera e dell’edificazione incontrollata);
  • le strutture di difficile rimozione, in muratura, realizzate sul demanio, entro due anni dall’approvazione del Piano Coste, devono riconvertirsi in strutture di facile rimozione (a Lecce in totale sono 9 );
  • la lunghezza delle concessioni demaniali di nuova previsione e di quelle esistenti non deve superare i 100 mt. all’approvazione del Piano le strutture devono adeguarsi. (a Lecce in totale 11);

Il Piano coste dell’amministrazione Salvemini

Le regole sull’uso dei tratti in erosione specificano che bisogna attuare un costante monitoraggio della costa per verificarne l’evoluzione. È un aspetto decisivo cui l’amministrazione Salvemini ha affidato un ruolo strategico nel Piano, consapevole del fatto che dal 2011, anno di approvazione del Piano Regionale che fissava l’obbligo dei comuni di redazione dei piani comunali, ad oggi:

a) è mancata la messa in atto di studi di dettaglio che certificassero l’eventuale assenza di fenomeni erosivi,
b) sono mancate azioni di monitoraggio, mitigazione e cessazione delle stesse.

In altre parole, si è perso molto tempo, perché l’arco dei 3 anni, utile a garantire il ripascimento e il monitoraggio, di fatto non è mai iniziato. E, come detto, gli studi specialistici redatti nell’inverno del 2018, hanno confermato sostanzialmente che tutto il litorale leccese è sottoposto ad erosione.

Fare il Piano delle Coste, non solo scriverlo

Il Piano dell’amministrazione Salvemini vuole condividere gestione e conoscenza, per questo individua due importanti strumenti di governace, di lavoro e condivisione con operatori e cittadini, un nuovo patto da scrivere insieme, riconoscendo a ciascuno il proprio ruolo.

1. Il monitoraggio dell’erosione costiera condiviso tra Amministrazione Comunale e gestori. Per monitorare la capacità del sistema costiero di adattarsi e rispondere all’erosione, il Piano prevede l’allestimento di stabilimenti balneari anche in aree a media criticità, a patto che i concessionari condividano con l’amministrazione comunale il monitoraggio dell’erosione con rilevamenti periodici delle spiagge in concessione, il Piano contrariamente a quanto previsto dal Piano di Rauccio previsto da Perrone prevede stabilimenti balneari anche in area SIC;

2. L’Accordo con la Soprintendenza per condividere un linguaggio comune. Il Piano propone una bozza di abaco di tipologie di attrezzature balneari che, a determinate condizioni, potranno mantenere i loro manufatti anche durante la stagione invernale se, in riduzione rispetto alla conformazione estiva, e dotate di un piano di attività invernali diverse dall’attività balneare e legate alla promozione del territorio;

3. Individuazione di ambiti oggi esclusi dal demanio per l’erosione costiera, da annettere per ampliare l’offerta concedibile da condividere con Regione e Capitaneria di Porto;

Quali sono le principali novità proposte con il Piano delle Coste

  • Sì ad usi multifunzionali del demanio costiero, al posto di un uso monofunzionale ed obsoleto;
  • Sì ad un sistema di accesso alle spiagge diffuso e sostenibile da condividere con i privati;
  • Sì agli stabilimenti balneari in aree soggette ad erosione ove possibile ma che diventino anche stazioni di monitoraggio con misurazioni costanti dello stato di salute della costa da condividere con l’Amministrazione Comunale e la Regione stabilendo un arco temporale pari a 3 anni dall’approvazione del Piano;
  • Sì ad un sistema di accessibilità diversificato e integrato tra parcheggi di interscambio, parcheggi minori diffusi lungo tutta la costa, percorsi pedonali e ciclabili, ztl, bikesharing, fermate dell’autobus, servizi igienici;
  • Sì alla valorizzazione delle Torri costiere, il faro, il molo di Adriano e le aree naturali per immaginare usi culturali, naturalistici e sportivi per affermare l’idea di una costa che vive tutto l’anno e non solo durante l’estate per andare al mare. Nelle aree vincolate, non concedibili dunque, l’amministrazione Salvemini ha proposto alla Soprintendenza l’individuazione di ambiti nei quali collocare chioschi e servizi pubblici dove favorire la divulgazione dei beni storici e naturalistici e poter così attrezzare le aree tutelate. Ambiti da mettere a bando per consentire l’installazione di servizi utili anche a presidiare i beni culturali, diversamente abbandonati;
  • Sì a più spiagge libere con servizi, chioschi culturali e naturalistici e aree per lo sport;
  • Sì ad un sistema di offerta diversificato e diffuso su tutta la costa, privilegiando le spiagge libere con servizi perché più sostenibili;
  • Sì alle aree per lo stoccaggio delle biomasse vegetali per ricostruire le dune;

 

Il Piano coste dell’amministrazione Salvemini in numeri

Il Piano Comunale delle Coste in totale prevede 51 concessioni: 17 stabilimenti balneari, 21 nuove spiagge libere con servizi, 13 chioschi collocati in zone di rilevanza naturalistica e storica. Previste inoltre 4 strutture sportive e 2 per giochi acquatici, 9 corridoi di lancio per Kitesurf e Vela, 1 centro tartarughe a Rauccio. Oltre a 61 spiagge libere

La riduzione degli stabilimenti balneari è essenzialmente definita dall’applicazione della legge, dal Piano Regionale delle Coste e dal PPTR. A queste riduzioni il Piano dell’amministrazione Salvemini ha offerto un’alternativa con i chioschi, il sistema delle infrastrutture pubbliche, gli strumenti operativi di condivisione tra enti e gestori. Ha incrementato le spiagge libere con servizi, che sono una parte di spiaggia libera. Gli esercizi di ristorazione, non ammessi dalla Soprintendenza, sono stati sostituiti con i chioschi e ambiti di divulgazione che mancavano nella proposta precedente; ha previsto i bagni pubblici e più corridoi di lancio per attività sportive, ridisegnato un sistema di accessibilità̀ diversificato e integrato tra parcheggi di interscambio, parcheggi minori diffusi lungo tutta la costa, entro i 300 mt, da attuare con i privati, percorsi pedonali e ciclabili, ztl, bikesharing, fermate dell’autobus,. Ma la questione naturalmente non è solo quantitativa, e essenzialmente qualitativa, perché è tutto il sistema che con questa proposta è più sostenibile e integrato.

Le paure e la realtà.

È utile, nell’affrontare il tema del numero delle concessioni previste nel Piano Coste, sgomberare il campo da alcune fake news:

“Se vince Salvemini gli stabilimenti balneari sulle marine questa estate chiuderanno”

Falso: il Piano Comunale delle Coste ha un procedimento scandito dalla legge che, tra adozione in Giunta, presentazione nei 60 gg successivi delle osservazioni, approvazione del Consiglio comunale, trasmissione agli Enti sovraordinati per i pareri previsti, non potrà introdurre le prime novità prima di due anni.

“Il Piano è tutto già deciso, non c’è spazio per il confronto”

Falso: il Piano Comunale delle Coste, dopo essere adottato con delibera di Giunta, consente a tutti – balneari inclusi – nella fase delle Osservazioni nei successivi 60 giorni, di suggerire correzioni, di proporre migliorie a tutela di eventuali interessi lesi. Un iter che garantirà confronto, contraddittorio, dialogo.

“Il Piano delle Coste di Salvemini è ideologico”

Falso: il Piano coste opera delle scelte su base di norme di legge che ogni amministratore è tenuto ad osservare. Chi le considera sbagliate, rigide, anacronistiche non può che incaricarsi di proporre modifiche alla Legge Regionale. Fino a questo momento non sono state presentate proposte di modifica in Consiglio regionale, come Erio Congedo – consigliere regionale dal 2000 e attualmente in carica – può confermare.

Il mare è di tutti

Per avviare una graduale inversione di rotta, promuovere la riconversione degli stabilimenti in muratura in strutture più leggere, ridurre le lunghezze in eccedenza, delocalizzare le concessioni esistenti incompatibili con la vulnerabilità dei luoghi occorre promuovere un doppio programma di lavoro:

a) incentivi economici, chiedendo alla Regione di sostenere l’attuazione del Piano con misure di finanziamento ad hoc
b) condividere con la Regione le modalità di coesistenza temporale di stabilimenti in zone di erosione costiera elevata. E’ stata dichiarata incostituzionale l’articolo della legge regionale che prevedeva l’assegnazione diretta di lotti alternativi ai gestori di lidi situati in aree incompatibili con i piani comunali.

Questa l’ idea di Piano delle Coste dell’amministrazione Salvemini, la sua visione di rilancio delle marine, la sua proposta di valorizzazione ambientale paesaggistica turistica culturale della costa. Che garantisce più servizi, più opportunità, più lavoro, più accessibilità, più bellezza. Per tutti. Per avviare un grande e condiviso percorso di discussione e interazione con cittadini e operatori al fine di confrontare visioni e proposte e agire in fretta. Perché quello che non può essere negato è l’urgenza non solo normativa ma anche ambientale di entrare nel futuro.

Rivedi il video integrale della presentazione.

Scarica le slide della conferenza stampa

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